Salvate il Soldato Švejk

Di come il soldato Švejk rompe il cerchio magico e torna a casa
venerdì, 18 aprile 2008

L'inseguimento

Faccio umilmente notare che la Transylvania mi tiene prigioniero. I boschi, come robuste ciglia, si flettono per oscurarmi la vista. I miei creditori, che mi aspettano nel parcheggio del supermercato stasera alle sei in punto, mi aspetteranno stasera nel parcheggio del supermercato fino alle sei e due minuti in punto, dopodiché sarà caccia all'uomo. La Transylvania allora è un astuccio in cui stasera frugherranno le dita di uomini avvezzi a brevissime attese nei parcheggi del supermercato. Non hanno pazienza, e il loro frugare basterà a ridurmi in brandelli. Nessuna pistola. Nessuna cicatrice. Basterà l'abbaiare lontano di una muta di bracchi.

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martedì, 15 aprile 2008

D'un balzo elettorale

A posteriori ogni imbecille può accampare scuse o dispensare colpe. Ma le considerazioni sono due:






  • se era di governabilità che il Paese aveva bisogno, diciamo che possiamo ritenerci tragicamente soddisfatti






  • la cosidetta sinistra radicale non ha uno straccio di seggio. A noi ragazzi del '77 questo vuoto non può non rimandare a una serie d'immagini:




  1. le fasce elastiche multicolorate (spesso arcobaleno) al posto degli zaini per trasportare libri e quaderni




  2. i ricercatissimi pruriti di Gloria Guida






  3. il pieno di cherosene a rischio nella cisterna giù in cortile






  4. De Gregori sinistramente vituperato a Milano in una normale serata d'autunno






  5. gli occhiali per radioscopia e la spy-pen come gadget irrinunciabili dell'Intrepido: tutto per vedere sotto la gonna della vicina di casa, nota puttana filo-fascista (tant'è che se la fa con un social-democratico)






  6. la pipa di Lama prima, quella di Pertini poi






  7. la cravatta di Corto Maltese






  8. i dribbling di Lato sulla fascia destra, il calcio totale dell'Olanda






  9. la carta da parati che si scolla e le bruciature di sigaretta sulla moquette






  10. i sopravvissuti sulla Svizzera






  11. le edizioni straordinarie più ordinarie delle ordinarie






  12. il side-car di George e il millantato benessere di Mildred






  13. una R4 rossa











E chi più ne ha, più ne metta. Ma atque ut certis possemus discere signis, diciamo pure che l'Italia ieri ha fatto un balzo indietro di trent'anni.

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lunedì, 14 aprile 2008

Una mattina al mercato

Una città. Un semaforo spento. La piazza. Perché le storie d'amore più belle. Il filtro giallo. Il tuo Frank. Non sono i prezzi, ma è l'atto del comprare che è umiliante, ormai. Steve e Jim. Conoscere veramente un uomo. Le trattative tra il cervello e i polmoni, che si svolgevano a mia insaputa, devono essere state spaventevoli, pane doktore. Si svolta l'angolo, e di qui. L'irrefrenabile voglia di tornare a casa. L'antiaderente è pur sempre una novità, soprattutto il sabato. La Loggia, una bomba. Non ci si pensi più. Clima instabile, alle soglie del bicameralismo. I denti nel portagioie. Parigi è un'altra cosa, bensì troppi negri. Un sogno scalzo, finalmente: e allora ho dormito un po' stanotte, grazie al silenzio. Le lettere di Kafka e una presa di tabacco. Sulla credenza sta bene l'alzata. La mia mattina al mercato.

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venerdì, 11 aprile 2008

Il tempo dei lupi

Faccio umilmente notare che stamattina mi sono svegliato in Transylvania, e per riuscire ad alzarmi ho dovuto scostare con decisione un cumulonembo che si era appiattito proprio alle mie spalle nella speranza, forse, di introdursi nel mio letto. Preso alla sprovvista ho poi dovuto telegrafare al lavoro facendo umilmente notare che sarebbe stato impossibile per me trasferirmi in giornata dalla Transylvania al pianoro lombardo-veneto. Lei, soldato Švejk, è un idiota!, ha tuonato il caporalmaggiore nel telegramma di risposta. Ricongiungermi alle linee amiche non sarà facile.

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mercoledì, 20 febbraio 2008

Rinunce

Non fa niente. C’è stato un tempo in cui ho creduto di poter rianimare le cose con le parole. E a tal punto ci credevo da diventare io stesso credibile. Persino un romanzo avevo pensato di scrivere su di te, come se a gran voce qualcuno me lo chiedesse. Ma tutto è stato invano. La smagliatura della calza cui il tuo dito umettato voleva mettere riparo in fretta e senza che nessuno all’infuori di me se ne accorgesse, a un tratto mi è parsa in tutta la sua mostruosità, una mostruosità che nessuno avrebbe tollerato. Restituirti al silenzio. Ecco tutto. Non c’è parola che possa rianimare nemmeno l’intenzione di un tuo gesto.

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giovedì, 14 febbraio 2008

Libuše


Foto by Kreshatik. Ol raids Reserved

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giovedì, 07 febbraio 2008

Un dubbio, ovvero di come si turpiloquiava un tempo...

Quante volte un giovane si è sentito dire dagli adulti ai nostri tempi non si usavano certe parole! Voi giovani parlate tutti come dei volgari scaricatori di porto!…?

Da bambino fu giocoforza (sognavo da tempo di infilare un giocoforza, oggi è una giornata splendida!) cadere nella convinzione assoluta che le parolacce in tempi remoti non esistessero. Ma per quanto fossi convinto, la cosa mi turbava parecchio. Mi chiedevo spesso come cavolo facessero una volta a mandarsi affanculo. Allora un giorno mi decisi a liberarmi dalla satrapìa del dubbio andando dal mio caro e docile nonnetto, un brevilineo opificio umano di sapienza e saggezza. Se ne stava rannicchiato in poltrona con gli occhi perennemente lacrimevoli fissi nel vuoto, probabilmente nel tentativo di riacciuffare qualcosa che avesse ancora la vaga fragranza della vita.

”Nonnetto, toglimi una curiosità. Sapresti dirmi qual è la parolaccia più sporca che conosci?”

”Rincitrullito”, disse dopo un lungo silenzio meditativo e senza cambiare espressione nel volto. Solo la scheletrica mano tradì in un sussulto un lieve stupore alla mia domanda.

”Dunque nonnetto”, continuai io in tono mellifluo, “se io ti dico brutto coglione testadicazzo sei un pomposo matusalemme di merda perché non te ne vai a cagare?, ecco se io ti dico così, tu cosa capisci, nonnetto?”

”…”

”…?”

Dopo la breve pausa interlocutoria il bastone del nonnetto, dritto come un fuso, mi sfiorò la testa che fortunatamente spostai appena in tempo per non dover affrontare il resto della mia pubertà col volto sfigurato e una maschera alla Belfagor per coprirlo.

”Vedi di andartene affanculo, stupido moccioso rincitrullito”, mi disse il nonnetto senza scomodarsi dalla sua poltrona. Io feci un inchino e prima di uscire dal salotto ringraziai:

”Grazie nonnetto, era quello che volevo sentirmi dire”.
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categoria: ritratti di famiglia, idiotismi, turpiloquia, i tempi duri del 77


lunedì, 04 febbraio 2008

La concione, ovvero verbale del mio intervento in data 30/01/2008 al Congresso sull'IT (avevo scoperto il tema)

In cui in stampatello la segretaria ha redatto il mio intervento e in cui in corsivo ha redatto gli interessantissimi intermezzi del coro, ovvero del pubblico.




Signori e signore!, clappete clappete, … ah!, grazie…. siete molto gentili e calorosi...




[Pausa d'imbarazzo]




Dai!, coraggio pàrvolo uomo!, apriti ai tuoi fratelli!, ma… sì… allora… nel mondo di oggi, quello in cui l’uomo è chiamato, clappete clappete e anche un po’ di “sempre sia lodato!”, ehm… la vita di tutti noi, evviva la vita, proteggi o Signore la nostra fragile vita, clappete clappete e riclappete, sì ecco… dicevo… la vita di tutti noi è segnata, è vero!, quest’uomo ha ragione!, i segni sono importanti, oggesù dacci un segno, la tua gloria discenda su di noi, alleluja, alleluja, alleluja!!, … è segnata dicevo da sempre più pressanti bisogni, i bisogni, i bisogni rendono l’uomo debole ai tuoi occhi Signore, dacci la forza, dacci la forza miossiggnore!, oh Altissimo, ascolta la prece dei tuoi servi!, la prece?… ma che diavolo…, avete sentito fratelli?, è stato evocato il demonio, vade retro, vade retro Azazel!, Azazel?… a me Azazel non…, taci e ascolta la nostra parola che emana direttamente dall’Altissimo!, avanti fratelli, tutti insieme, in assidua prece invocatur formula: aut conversio aut punitio! aut conversio aut punitio! aut conversio aut punitio! aut conversio aut punitio! aut conversio aut punitio! aut conversio aut punitio!, clappete clappete...




Silenziooo!!!! Scusate, fratelli, ma questa non è la sala dove si tiene il convegno sull’IT?, certo fratello ereticissimus, lo è, e che diamine avreste a che fare voi con l’Information Technology?, Information Technology?, fratello vereconderrimo hai sbagliato sala, questo è il convegno sull’Innovazione Teocratica. Per la Tecnocrazia devi salire al secondo piano. Grazie, fratelli. Scappo. Sono in ritardo. Amen. Alleluja, fratello.

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giovedì, 24 gennaio 2008

Interventi

Faccio umilmente notare che oggi pomeriggio dovrò intervenire a un congresso di lavoro. Mi si chiede di riportare la mia esperienza. Sono molto indeciso su cosa dirò, perché non avendo la più pallida idea del tema congressuale, il ventaglio di esperienze da cui attingere si schiude davanti a me come un orizzonte africano. Cosa vogliono sapere di me? Aneddoti sulla Grande Guerra?, ricordi di quando ero copista presso la sancta schola di Clairvaux, oppure vogliono da me consigli su come si regge un burgraviato avendo per segretario particolare un cane dalmata? Forse vogliono che suoni loro qualcosa al clavicembalo, oppure più semplicemente sono curiosi di sapere quali sono i miei libri preferiti o se ritengo la ghigliottina un buon modo di risolvere i problemi col vicinato. Insomma, temo una figuraccia. Come sempre quando sono chiamato a intervenire a un'assise che, diciamolo francamente, suscita il mio, e anche il vostro interesse al pari della rinnovata edizione del Grande Fratello.

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martedì, 22 gennaio 2008

Catch 22

Faccio umilmente notare che un giorno Joseph Heller ebbe a confessare che se non fosse stato per le avventure del buon soldato Švejk mai e poi mai avrebbe scritto Comma 22.

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